Oggi su Repubblica Corrado Augias pubblica una testimonianza di una donna che ha scelto di abortire dopo aver saputo che il bambino che attende ha danni incompatibili con la vita. Non solo ha dovuto affrontare il dolore della notizia e della scelta, ma ha vissuto momenti di umiliazione terribili dovuti al comportamento di chi professandosi obiettore crede di aver così giustamente punito quella donna. E’ una lettera raccapricciante e che ci fa capire quanto sarebbe utile che le donne tornassero a vigilare tutte insieme. pdf articolo
Ho vissuto da vicino, anche se molto giovane, gli anni in cui il dibattito sull’aborto era feroce. Frequentavo l’oratorio e ho avuto la fortuna di conoscere una donna straordinaria: Maria Dutto, allora presidente dell’Azione Cattolica milanese e fondatrice del Gruppo Promozione Donna. Maria Dutto, e un gruppo formato da donne di grande statura come Cristina de Seyssel, Liliana Lanzarini, Marisa Sfondrini, Cecilia Santambrogio, Iaia Barzani, Lina Dubini e tante altre di cui i nomi ricorderò senz’altro in altre occasioni, aveva iniziato un’importante riflessione sulle donne dando vita a una riflessione di femminismo cattolico che ha costituito una presenza importante nella diocesi di Milano, sostenuta e incoraggiata da tutti gli arcivescovi che si sono succeduti dal Cardinale Colombo, al Cardinale Martini al Cardinale Tettamanzi.
Maria ci raccontò che una volta in una discussione con un sacerdote sulla responsabilità delle donne che abortivano, gli chiese: “Quanti uomini ha confessato per aborto?”
Più tardi conobbi un’altra donna straordinaria: Palma Plini, una consacrata laica che ha lavorato come operaia alla Borletti e si è battuta a fianco delle lavoratrici e dei lavoratori per conquistare quei diritti che sembrano tanto scontati. Palma scrisse chiaramente che l’aborto non era una questione che si poteva liquidare facilmente. Soprattutto era, è, una questione su cui la donna deve avere l’ultima parola nella scelta. Solo chi porta in grembo una creatura conosce il peso di una scelta simile.
Polarizzare la discussione come è stato fatto tra pro e contro, renderla una questione puramente ideologica, ha prodotto i guasti di cui siamo a conoscenza. Purtroppo è accaduto quello che non si voleva accadesse: l’aborto è diventato un metodo anticoncezionale e non una scelta dell’ultima ratio. Non aver creato un vero dibattito su un tema così difficile ha portato come frutto anche i comportamenti indegni del personale sanitario raccontati nella lettera ad Augias. Gente così sicura dell’ideologia scelta che non si cura di calpestare una vita, quella della madre.

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