Testamento digitale

20 maggio 2011

Sono iscritta alla newsletter quindicinale della Casaleggio Associati, webTime. Ho lavorato a lungo con Gianroberto Casaleggio e l’esperienza in Webegg è stata decisamente la più stimolante sul piano professionale, perché la rete muoveva i primi passi e Casaleggio ha saputo subito interpretarla.
Nell’ultimo numero Casaleggio affronta un tema che mi ha subito colpito, anche se non è certo molto allegro. Cosa accade della traccia digitale di una persona quando questa muore? Mi ha colpito prima di tutto perché tra i miei contatti su Facebook e su Linkedin ci sono ancora i profili di un amico che ci ha lasciato lo scorso autunno. Su Facebook  ogni tanto qualcuno posta un pensiero, altri grottescamente inseriscono inviti, note etc. Mi domando da tempo perché non viene tolto? Se si vuole conservare la memoria di una persona non è meglio allora dedicarle una pagina dove raccogliere ricordi, frasi, foto… Ho pensato anche che le persone a lui vicino non conoscano la password dei profili e che quindi non sappiano come disattivarli. Ma non c’è modo di contattare chi amministra i due social network? Casaleggio ci dice che il problema è piuttosto ampio. Negli Stati Uniti solo nel 2010 sono decedute 375 mila utenti di Facebook.

“Cosa accade all’identità digitale di chi muore? I suoi dati possono essere ereditati? Chi, e come, può entrare in possesso delle password per accedere ai diversi social media tramite il suo profilo personale o alle sue email? E’ possibile ricostruire l’identità digitale nelle migliaia di social media esistenti? Il trapasso nel mondo digitale è un problema che presenta diversi aspetti, da quello economico a quello legale a quello della privacy, ancora inesplorati” scrive Casaleggio.

Pare che, sempre negli Usa, siano nati servizi specifici assimilabili alle pompe funebri e un libro, Your Digital Afterlife, offre una dettagliata guida.

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